Crimine impunito
I giudici della Corte di Cassazione italiana hanno deliberato, ieri in serata, che non ci sarà nessun processo per il soldato statunitense Mario Lozano che, il 4 marzo
oraggio. I giudici della I sezione penale hanno rigettato il ricorso presentato dalla Procura di Roma, e dalle parti civili, contro la sentenza con la quale
''Era prevedibile. E' un parere personale, che non c'entra nulla con il nostro lavoro, ma credo che il governo non avesse alcun interesse a riaprire il caso''. Commenta così la sentenza Emanuele Piano, autore assieme a Fulvio Benelli di Calipari Friendly Fire, documentario prodotto dalla Oybo Productions che sarà trasmesso da al-Jazeera International il 25 giugno prossimo.
Un'inchiesta che mette in luce tutta una serie di contraddizioni che smentiscono la versione ufficiale sulla morte dell'agente del Sismi.
''Ad oggi, sul caso Calipari, non si e' mai arrivati a un dibattimento sulle vere responsabilità e sulle dinamiche dell'incidente. Ha prevalso dunque il 'difetto di giurisdizione', paventato da subito nelle aule di giustizia italiane, ma non si è mai entrati nel merito di cosa sia realmente accaduto la sera del 4 marzo
ale che non convince. La famiglia Calipari e l'opinione pubblica italiana, dunque, devono accontentarsi della versione ufficiale. Un soldato Usa, Mario Lozano, sotto pressione, che si rende protagonista di un tragico incidente. Le regole d'ingaggio rispettate, Calipari molto sfortunato. Giustizia è stata fatta? ''No. Affatto. Gli Stati Uniti hanno nominato una commissione d'inchiesta, che alla fine ha ritenuto che i militari statunitensi avessero rispettato le regole d'ingaggio, avevano segnalato il posto di blocco, accendendo la luce e sparando colpi d'avvertimento, e solo dopo avevano ingaggiato l'auto sulla quale viaggiavano
Solo la commissione, quindi, che non ha prodotto neanche un rapporto condiviso. ''In quella commissione c'erano anche due generali italiani, che ne hanno rigettato le conclusioni, rendendo pubblico un loro controrapporto nel quale smentivano sostanzialmente la ricostruzione Usa - racconta Piano - Il posto di blocco non era segnalato e i militari statunitensi non avevano rispettato le regole d'ingaggio. A parere dei generali italiani, inoltre, emergevano delle responsabilità della catena di comando, che avevano mantenuto quella pattuglia in zona nonostante il convoglio di John Negroponte, all'epoca governatore Usa in Iraq, fosse già passato per raggiungere l'aeroporto. No, non si può dire che sia stata fatta giustizia. Perché non e' stata fatta chiarezza''.
''In primo luogo non ha sparato solo Mario Lozano. E questo è un altro paradosso di questa storia. Nei tribunali italiani, fino a ora, si è discusso solo sul fatto che sussistesse o meno la giurisdizione italiana sul caso. Esistono però tutta una serie di documenti, come le perizie di parte, che dimostrano come i colpi sparati verso l'auto non provenissero solo dall'arma in dotazione a Mario Lozano. Ma mancando il dibattimento, questo e altri elementi restano ai margini della vicenda, restando solo verità extragiudiziali, che non vedranno mai un dibattimento nel quale essere verificate''. Ma non finisce qui.
''Basta pensare alla vicenda paradossale grazie alla quale è venuto fuori il nome di Mario Lozano. Un blogger greco che copia incolla il rapporto con gli omissis e, in fondo, c'erano tutti i nomi dei militari coinvolti. Noi oggi sappiamo chi ha sparato a Nicola Calipari, ma l'Italia non può processarlo perchè non ha giurisdizione sull'omicidio di un cittadino italiano commesso in territorio straniero. Solo, però, perché è un militare statunitense''. Questo difetto di giurisdizione non è stato un limite in altri, tragici, episodi. ''In altri casi non è andata cosi', e
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