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martedì 14 settembre 2010

Un lungo arrivederci


Non sono fatto per gli addii preferirei vivere degli arrivederci nutrendo la speranza di rivedere persone, luoghi, colori a me cari. Non amo in particolar modo quegli addii angoscianti, prolungati in un tempo indefinito, di cui aspetti con ansia la fine o un evento che li faccia terminare. Quegli addii carichi di occhi gonfi, tristi, malinconici, di lacrime pronte a sgorgare in rivoli o fiumi sulle guance.
Ricordo l'arrivederci angosciante di luglio alla piccola Maria (la figlia di un anno di mia cugina), ricordo il suo abbraccio stretto al mio collo, la fatica di trattenere una lacrima.
Ma il ricordo più vivido di questi giorni, che ancora aleggia di fronte a me come uno spirito impazzito, o che vortica beffardamente nella mia testa, è l'arrivederci alla Casamance di agosto. Un venerdì caldo e avvolgente, ricordo i bambini con il sorriso sulle labbra, ricordo i loro giochi e la loro voglia di scappare con noi magari intrufolandosi nelle valigie.
Ricordo gli occhi di una bambina che mi guarda triste, mi prende per mano e mi dice di non andare. La ricordo mentre mi si avvicina mentre sono seduto sullo scalino davanti alla casa dove abbiamo pranzato e cenato per 8 giorni. Mi prende la mano nelle sue per poi appoggiarvi la sua piccola testa guardando l'infinito con quegli occhioni marroni e malinconici.
E' un'immagine che mi porterò sempre nel cuore, che mi ricorda la bellezza di cui siamo circondati e che non sappiamo apprezzare, della fortuna di vivere con tanto a disposizione e che non sappiamo gestirla. Questa gente vive con poco e sorride sempre, noi siamo sempre alla ricerca di feste e festicciole, sballi vari, perché la felicità l'abbiamo persa non sappiamo cosa sia.

martedì 24 agosto 2010

Un viaggio nel cuore

Ci sono viaggi divertenti, culturali, avventurosi, si possono fare in compagnia o in solitudine. Ognuno di essi lascia una traccia dentro di te, un ricordo, un particolare, un sorriso, uno sguardo.
Ogni viaggio è una scoperta, una gioia da assaporare fino in fondo. Ma nessuno di questi per quanto possano essere belli, esaltanti o indimenticabili, nessuno potrà lasciarti un solco profondo e indelebile quanto un viaggio solidale legato al volontariato.
Sono appena rientrato da 2 splendide settimane passate in Senegal e vi ASSICURO che è un'esperienza che segna il cuore. Nessun viaggio, per quanto avventuroso possa essere, si avvicinerà mai a quanto ho vissuto in questi giorni nella foresta della Casamance. Ci sarebbe tanto, troppo da scrivere e raccontare ma, se ne avrò il tempo, cercherò di descrivervi quel che più mi ha colpito.
Per chi possa essere interessato ad approfondire un'esperienza di questo genere, vi scrivo l'indirizzo internet dell'Associazione con cui ho partecipato al viaggio: www.ritmiafricani.org
Saluti.

lunedì 11 gennaio 2010

AVATAR


Titolo originale: Avatar
Regia: James Cameron
Interpreti: Sam Worthington, Sigourney Weaver, Giovanni Ribisi, Michelle Rodriguez, Zoe Saldana, Joel David Moore, Laz Alonzo, Wes Studi, Stephen Lang, Peter Mensah, CCH Pounder, Dileep Rao, Matt Gerald, Scott Lawrence, Jacob Tomuri
Nazione: USA
Anno: 2009
Durata: 166'
Trama: Jake Sully, un ex marine costretto a vivere sulla sedia a rotelle, è stato reclutato per viaggiare anni luce fino all’avamposto umano su Pandora, dove alcune società stanno estraendo un raro minerale che è la chiave per risolvere la crisi energetica sulla Terra. Poiché l’atmosfera di Pandora è tossica, è stato creato 'Avatar', un programma grazie al quale  i 'piloti' umani collegano le loro coscienze ad un avatar, un corpo organico controllato a distanza che può sopravvivere nell’atmosfera letale. Questi avatar sono degli ibridi geneticamente sviluppati dal DNA umano unito al DNA dei nativi di Pandora: i Na’vi.
Rinato nel suo corpo di Avatar, Jake può camminare nuovamente. Gli viene affidata la missione di infiltrarsi tra i Na'vi che sono diventati l’ostacolo maggiore per l’estrazione del prezioso minerale. Ma una bellissima donna Na'vi, Neytiri, salva la vita a Jake, e questo cambia tutto. Jake viene introdotto nel clan e impara a diventare uno di loro attraverso numerose prove e avventure. Man mano che il rapporto tra Jake e la sua istruttrice ribelle Neytiri si approfondisce, lui impara a rispettare il modo di vivere dei Na’vi e finisce col trovare il suo posto tra loro. Presto dovrà superare la prova finale mettendosi alla loro guida in un’epica battaglia che deciderà il destino di un intero mondo.


Signori e signori benvenuti nel mondo di Pandora. Avatar, dopo Guerre Stellari di George Lucas, rappresenta la nuova svolta tecnologica della settima arte. Ragazzi la mia toccata e fuga in terra londinese è stata fantastica, a cominciare dalla neve che ha accompagnato il mio fine settimana di follia cinematografica.

PARTENZA PER PANDORA
Venerdì 8 gennaio
Ore 22:40 Zulu - Aeroporto Treviso
Arrivato con almeno un'ora di anticipo, effettuo l'imbarco senza problemi pronto a gettarmi in questa avventura. Un'ora e mezza di viaggio con le hostess della RyanAir impegnate a venderti di tutto, quasi fossero delle venditrici ambulanti, profumi, sigarette, il tutto con spot allegato... Ripresomi dallo shock ecco una nuova sorpresa, atterriamo a Stansted attorniati dalla neve. Panico, sono sprovvisto di guanti, sciarpa.... e l'albergo sarà disponibile appena la mattina. Una volta superati i relativi controlli, raggiungo l'atrio e mi accorgo che c'è la possibilità di passare la notte nell'aeroporto, ma prima mi informo sugli orari e i biglietti del bus e della metro. Trovato un angolo, ed una panca su cui distendermi, ho trovato abbastanza agevolmente la via per il mondo dei sogni.


IL MONDO DI PANDORA
Sabato 9 gennaio
Ore 08:00 Zulu - Aeroporto Stansted
Al risveglio la neve cade imperterrita, urge rimedio. Aggirandomi per i vari negozi ne trovo uno per l'acquisto di un paio di guanti (così evito le immani masse all'assalto dei saldi...). Munito di protezioni mi avvio all'esterno dove un vento gelido sferza incessantemente il mio viso al che penso: "Forse era meglio comprarsi anche una sciarpa". Magari, direte voi, avresti potuto consultare le previsioni prima...
Trovata l'area di sosta salgo sul bus alla ricerca di un po di tepore. Curiosità, non si parte se non si allacciano le cinture. Nel viaggio mi immergo nelle lande imbiancate, osservo questa lingua d'asfalto scura e pulita a far da contrasto. Le strade sembrano tante piccole vene che mantengono in vita il suolo britannico. Osservo questi paesini dotati di quartieri tutti uguali, casa stile vittoriano rosso, giardinetto, vialetto con macchina parcheggiata. Per passare il tempo estraggo dallo zainetto il libro "Amabili Resti", ma di questo vi parlerò in un altro post.

Ore 09:30 Zulu - Anchor Hotel
Raggiunta la fermata di Goledrs Green, mi avvio verso l'Ancor Hotel e verso un letto dove potermi riposare qualche ora. Nel tragitto le foto con la neve sono d'obbligo. La casetta è in perfetto stile vittoriano bianco, sembra accogliente. Suono il campanello come richiesto. Mi accoglie una signora simpatica con un bel sorriso e dai tratti bangladesi. Effettuo le pratiche di rito ed il pagamento. Il marito, anche lui persona molto cordiale e gentile, mi da le chiavi della stanza e mi informa che aprono anche la porta d'ingresso, per cui, in caso di rientro in tarda serata, non c'è nessun problema.
Raggiungo la stanza al secondo piano e mi getto sul letto, un po duro ma comodo. Dopo aver fatto zapping tra i canali televisivi, decido che è ora di riposare. Al risveglio sono pronto per una doccia ristoratrice. Porto via con me l'indispensabile: macchina fotografica, stampa e-mail del biglietto, libro, indicazioni dei bus, panini, acqua. Sono pronto per partire.


MISSIONE IMAX 3D
Ore 17:30 Zulu - Londra - BFI IMAX
Non mi soffermerò molto sull'atmosfera particolare di Londra, spero che le foto siano venute bene domani le riverso sul computer e poi le inserisco nell'album di Flickr. Dopo aver girato e scattato foto tra le intemperie della neve, decido di raggiungere il cinema con largo anticipo (il film inizia alle 23:30) causa sentori di raffreddore e occhi lucidi. Una volta al caldo ritiro il mio biglietto e salgo nella hall del primo piano. Guardando gli orari noto che alle 18 verrà trasmessa un'opera in Live HD, sono un po tentato, anche perché starsene 4 ore su un divano ad aspettare non è una gran prospettiva. Poi mi accorgo di un proiettore sul soffitto e capisco che l'opera verrà proiettata anche sul muro, non con gli stessi effetti di uno schermo di 500 metri quadrati ed un sonoro sconvolgente, però mi aiuta a passare il tempo insieme alla conclusione del libro.


AVATAR
Ore 23:30 Zulu - Il Film
Armato di occhialetti entro in sala. Un mega schermo mi accoglie voglioso di dimostrarmi le sue potenzialità. Dopo qualche breve pubblicità, le luci si spengono ed una ragazza, illuminata da un faro, ci presenta la tecnologia IMAX augurandoci buona visione. L'urlo di gioia in perfetto stile british  mi fa sorridere. Che dire, già il trailer di "Alice in Wonderland" mi entusiasma (l'effetto del gatto che si materializza è stupefacente) ma quando inizia il film, CAZZO, è spettacolo puro, un 3d mai visto. La sequenza in cui il protagonista viene risvegliato dopo le cure mediche è da infarto, una profondità di immagine mai vista. L'erba che si muove in primo piano quando un elicottero atterra, il sonoro, l'atmosfera insomma tutto ti fa dimenticare che la sostanza del film sa di già visto. La storia ricalca quella di Pochaontas, solo in salsa fantascientifica, e la lunghezza (come già Titanic) è forse eccessiva, ma ragazzi, è e rimane un'esperienza che al di fuori dell'IMAX non so quanto si possa godere... Cameron, dal punto di vista filmico non sforna un capolavoro (come non lo era Titanic, almeno secondo me), ma da quello tecnologico è un salto vorticoso di proporzioni bibliche. Se i futuri registi che si cimenteranno con questa tecnologia, Peter Jackson, Spielberg (purtroppo ndr.), sapranno unire anche una sceneggiatura di livello, ci sarà da divertirsi.
Concludo con la speranza di vedere l'IMAX di Riccione cominciare a proiettare anche i film. Sapendo che questa speranza rimarrà vana, già pregusto la possibilità di ritornare in terra straniera in marzo e gustarmi Tim Burton e Johnny Deep.

La frase: "One life ends, another begins"

Voto:
Cinema del Silenzio: 7,5
IMDB: 8,7
Cinematografo: 4/5
MyMovies: 4/5
Mio: 7,5 (6 senza 3D)

mercoledì 9 settembre 2009

Berlino capitale europea?


Da dove iniziare? Potrei cominciare parlandovi dello splendido castello di Charlottenbourg o dell'immenso parco di Sanssouci (per la cronaca non ci fanno la birra...), ma vorrei prima raccontarvi della sensazione lasciatami da Berlino, una città che sembra aver lasciato alle spalle le giornate buie del nazismo (o perlomeno sono ben nascoste), una città deditamente aperta ad ogni orizzonte pronta a rinnovarsi e stare al passo con i tempi. Una città che da ampio spazio ai vari respiri multirazziali senza razzismi od ossessioni provocate dall'incubo dell'immigrato. E' logico, parlo da osservatore e non ho le armi per confermare le mie sensazioni ma ripeto, tra tutte le città europee, Berlino è quella che più di tutte mi ha trasmesso la sensazione di multiculturalità razziale. Il primo giorno da girovago è stato divertente osservare e fotografare dei bambini, di chiare origini musulmane, divertirsi nella fontana a spruzzi presente in Alexander Platz sotto la torre della televisione (potete vedere le foto su flickr).
A questo punto passiamo al resoconto turistico. Come anticipato dal post precedente, i 5 giorni di visita non sono bastati a visitare con la dovuta perizia tutti gli angoli della città tedesca dovendo saltare completamente i musei e parte della periferia. Analizzando bene la situazione, ho dedotto fin da subito che la cosa migliore fosse partire dal castello di Charlottenburg e la periferia per poi avvicinarsi gradualmente al centro. Così cominciamo con il:

Castello di Charlottenburg
E' il più grande palazzo storico berlinese ad aver resistito ai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale. Fu commissionato dalla moglie di Federico III di Brandeburgo, Sophie Charlotte. Costruito in stile barocco, venne inizialmente concepito come residenza estiva dei regnanti. Armatevi di audio-guida perché ce ne sono di stanze da vedere... e poi c'è un "ampio" giardino. Gli amanti delle porcellane saranno più che contenti viste le quantità industriali presenti. C'è una stanza completamente dedicata ad esse compresa un piccolo museo situato nel giardino (il Belvedere). Diciamo che la visita vi porterà via almeno tutta la mattinata e, se non volete camminare troppo, potrete sempre usare la bicicletta, ammesso che l'abbiate noleggiata. :-)
Comunque se pensate che questo giardino sia grande dovreste vedere il parco di Sanssouci..... DEVASTANTE. Il problema è che, memore del Charlottenburg, il giorno dopo recandomi nella periferia (Postdam) ho noleggiato una bicicletta, e, oltre a beccarmi un pò di pioggia, ho scoperto con orrore che il parco era visitabile SOLO A PIEDI...

Sanssouci
Insomma armato di santa pazienza ho varcato le soglie del parco guardando con fare supplicante il cielo e pregando che non piovesse più (questo anche se ero provvisto di ombrellino e impermeabile.
E' considerato la Versailles tedesca, e venne progettato tra il 1745 ed il 1747 come residenza estiva e di riposo per Federico il grande. Lo stile rimanda ancora all'influenza del rococò. Nel parco vi troverete:
1) il Charlottenhof Palace;
2) il Palazzo Sanssouci;
3) il Palazzo del Belvedere;
4) la Casa Cinese (giusto per prendere il tè);
5) la Chiesa della Pace;
6) lo storico Mulino a Vento;
7) il Nuovo Palazzo (con una stanza formata da 200.000 conchiglie e più di 20.000 minerali);
8) il castello dell'Aranciera;
9) la Pinacoteca.
10) i Bagni Romani;
11) il Tempio dell'amicizia.
Non so, vi basta per una giornata? Mah considerando che ero a piedi, che ha anche piovuto a tratti, direi che aver visto almeno la metà è già tanto.....

lunedì 31 agosto 2009

Ogni lasciata è persa


A due settimane dal mio rientro in patria, finalmente trovo il tempo per iniziare il resoconto berlinese. Per adesso mi dedicherò solo ad una piccola introduzione visto che devo finire di visionare ed aggiustare le foto.
Tanto per cominciare è stato un altro dei miei viaggi "zaino in spalla e via" con l'unica variante nel mezzo di trasporto, non più il treno ma bensì l'aereo [n.d.r. x Gingerina :-)].
Prima di tutto, per chi volesse visitare Berlino in futuro, sappia che 1 settimana non gli basterà, io direi almeno una decina di giorni abbinando ai trasporti locali il noleggio della bicicletta (secondo me INDISPENSABILE).
Partito con l'afa italiana sul groppone, dopo un'ora e mezza di volo mi accorgo che, scendendo la scaletta dell'aereo, questa si è volatilizzata risucchiata da qualche vuoto d'aria. Sulla mia testa splende un bel sole che non si diverte a picchiare allegramente i capoccioni delle persone e questa è già una bella notizia. Dopo aver effettuato l'abbonamento alla rete di trasporti cittadina (5 giorni per tram, metro e treni a 39,00 €), ben carico in spalle e nell'anima, mi accingo a raggiungere l'ostello. La rete ferroviara si rivela efficente e puntuale (non che avessi molti dubbi dopo Praga e Vienna) e non sgarra di un secondo. Giungo al dormitorio in pieno pomeriggio venendo accolto cordialmente, come sempre, notando che il mio grado di intendere e volere nell'arte dell'inglese è migliorato e, oltretutto, mi accorgo fin da subito come la scelta di questo ostello sia quantomeno azzeccata data la vicinanza con Alexanderplatz (2 fermate della metro) una delle stazioni fulcro della città e da cui puoi raggiungere qualsiasi stazione.
Prima di iniziare nei prossimi giorni il resoconto vacanziero, devo aggiungere una nota dolente: il senso di tristezza velatosi sulla mia persona quando scoprii, pochi giorni dopo aver prenotato e pagato i biglietti aerei, che la settimana seguente al mio soggiorno ci sarebbero stati i mondiali di atletica.... tristezza tramutatasi in nervoso quando la domenica sera del 16 agosto, ho seguito lo spettacolare record dei 100 di Usain Bolt.... insomma un occasione del genere non capita spesso nella vita, anzi come si dice: "Ogni lasciata è persa".

giovedì 6 agosto 2009

Conto alla rovescia


E' iniziato un doppio conto alla rovescia:
1) 2 ore di lavoro alle ferie;
2) 3 giorni alla partenza per Berlino;
BUONE FERIE A TUTTI
e buon viaggio a chi deve partire.

sabato 16 agosto 2008

A che cosa servono le chiese


Piccola digressione relativa al mio viaggio a Vienna, ma c'è una cosa che ho imparato: la vera utilità delle chiese specialmente in una grande città. Ecco le loro funzionalità:
  1. Fungono da riparo in caso di pioggia;
  2. Se sei stanco sono perfette per riposarsi in silenzio;
  3. Collegato al punto precedente, puoi scrivere o controllare la cartina con molta più calma.
Ah che stupido dimenticavo la funzionalità principale... farci delle foto.

venerdì 15 agosto 2008

2° Giorno - 8 Agosto

Ho messo la sveglia alle 8 ma avrò aperto gli occhi chissà quante volte in un continuo dormiveglia mattutino. Fatico ad alzarmi, la sveglia suona e tutto tace nella stanza. Amanda, la ragazza neo zelandese che dorme nel letto sotto al mio, si alza mentre le altre due ragazze nell'altro letto a castello sembrano in coma, chissà a che ora sono rientrate. Alle 8:30 decido che è il caso di levarsi dal letto e darsi una slavazzata. La ragazza bionda concede un attimo di vitalità per un saluto ed un sorso d'acqua rigenerante e poi è di nuovo coma. Scendo per ritirare il biglietto per la colazione. C'è l'imbarazzo della scelta tè, "caffè", succo di frutta, marmellata ecc. Faccio razzia e mi preparo un panino da portare via. Do un occhiata alle immagini delle olimpiadi che scorrono sullo schermo appeso al muro. Dove andiamo oggi? La decisione cade sullo Schonbrunn. Raggiungo di buona lena la metro, scendo a Stephansplatz e ricarico le bottigliette d'acqua. Comincia a cadere qualche goccia, il cielo è nuvoloso ma non penso che pioverà, infatti neanche il tempo di tirare fuori la giacchetta ed ha già smesso. Ritiro il depliant per scorrere i vari tipi di biglietto previsti. Opto per il Classic Pass che permette di visitare più tutto il palazzo e gran parte del giardino imperiale. Prima sorpresa non è permesso l'ingresso con zainetti che devono essere depositati nel guardaroba. Anche per quanto riguarda la macchina fotografica non è concesso fare foto e i controlli lungo le stanze, sono abbastanza severi. A questo punto urge un paragone con la Reggia di Caserta. Se l'avete visitata sappiate che a Schonbrunn l'organizzazione e la cura con cui è tenuto il palazzo e, soprattutto, il giardino, sono altamente superiori. Un esempio su tutti il fatto che se è vietato calpestare l'erba NON la si calpesta o, come era successo a Caserta, NON si fanno pic-nic o si gioca a calcio. Un'altra cosa assurda che ricordo del giardino della Reggia, era quello che non vedevi. In parole povere bastava girare un angolo un pò nascosto e trovavi l'erba modello Amazzonia. Un peccato perché reputo il giardino reale italiano più bello se solo fosse tenuto decentemente. A parte il fatto poi che con il biglietto è inclusa l'audio-guida che ti accompagna nelle 40 stanze reali, che NESSUNO cerca di fare foto, neanche di nascosto. Comunque devo dire che il palazzo è veramente meraviglioso e penso che tanta bellezza vada visitata e non descritta cosa, in cui non sono molto bravo. Nel giardino le carrozze portano i turisti in giro ma la maggior parte sembra preferire il trenino che, probabilmente, costerà pure di meno. A visitare tutto il parco a piedi ci si mette giorni per cui mi limito a raggiungere la fontana del Nettuno, salire la collinetta fino alla Gloriette con la sua terrazza panoramica, ed a prendermi un pò di riposo prima dei labirinti. Sono quasi le 16 quando mi immolo nei tre piccoli labirinti. C'è ancora il tempo di seguire lo strudel show. A parte il caldo che faceva la sotto, è come vedere la propria mamma in cucina che prepara un dolce solo in tedesco ed inglese....comunque fa la sua scena. Si sono fatte quasi le sei quando mi avvio verso l'uscita per riprendere la metro che mi porta fino a Karlsplatz, una vasta piazza ricavata tra la seconda metà dell'800 e i primi del '900. La chiesa dedicata a Carlo Borromeo è imponente e qui imparo una cosa, ogni tanto una buona azione paga. Trovo un signore in carrozzella con la moglie e devono salire la rapida scalinata. Un ragazzo prova a dargli una mano ma non basta così mi offro di dargli una mano visto che devo salire. Alla fine scopro che lavora nella chiesa e mi lascia entrare gratis, anche se a dir la verità mi chiedo perché in questa chiesa si debba pagare... L'interno è veramente maestoso tutto in stile barocco viennese e con degli affreschi stupendi. La cupola è sicuramente ciò che impressiona di più il che mi porta a prendere l'ascensore per osservarla più da vicino (e fare foto naturalmente). Tralasciando l'inutile museo, esco e... sorpresa nuvoloni vogliosi di riversare acqua sulle teste di qualche malcapitato turista. Mi accascio su una delle panchine del prato mentre qualche goccia mantiene stabile il mio dormiveglia. Ormai sono quasi le 19 e alle 21 inizia il concerto al Palais Palffy. Facendo un rapido calcolo ho giusto il tempo di trovare un posto dove cenare. Arrivo al Figlmuller locale tipico viennese dove si può gustare (così dicono) la migliore Wienerschnitzel di Vienna, ma è strapieno e c'è la fila. Trovo un ristorante italiano (si lo so è abbastanza triste ma avevo poco tempo per cercare altro) giusto in tempo per evitare il primo scroscio di pioggia. Per fortuna non ho molta strada da fare così mi avvio nel buio bagnato della notte. i vicoli di Augustinerstrasse non sono molto ben illuminati. Raggiungo Josephsplatz dove si erge il Palais Palffy e assisto al concerto imbastito in stile '800. In parole povere una stanza di dimensioni medie con un piccolo palchetto dove si sono esibiti 3 violinisti, un violoncello, un pianoforte, due ballerini (non chiedetemi come vissto l'esiguo spazio a disposizione) e due tenori per le arie tratte da "Le nozze di Figaro". Naturalmente come finale non poteva mancare il classico da concerto di Capodanno: la Radetzky march. Tra un'aria mozartiana e Strauss le due ore volano e così mentre ritorno verso Stephansplatz le note mi rimbalzano nel cervello come poesia in una serata fresca e bagnata. C'è ancora il tempo di scattare qualche foto in notturna (anche se sprovvisto di cavalletto) prima di concedersi un meritato riposo.

martedì 12 agosto 2008

Viaggio a Vienna

6 - 7 agosto Partenza
Pronti via. Sono quasi le 22 e fra un quarto d'ora parte il treno da Gorizia. Faccio un ultimo giro in sagra a San Lorenzo per salutare coloro che sono rimasti a lavorare sodo nell'ultima sera di festa (anche se rovinata dalla rapina di domenica...). Mio fratello mi accompagna alla stazione e tanto per cambiare, e se non mi ricordo male anche l'anno scorso quando sono andato a Praga, il tabellone elettronico delle partenze segna già un ritardo di un quarto d'ora (oltre che l'ora sbagliata le 22:18 invece delle 22:16...). Cavolo potevo starmene ancora un pò in sagra e seguire almeno una parte del concerto degli "Allarme Rossi", insomma trenitalia lavoriamo per farvi arrivare in ritardo... e non sgarriamo quasi mai. Prendo posto nella cuccetta, letto in basso così non rompo le scatole a chi dorme già. La ragazza mi chiede cosa voglio per colazione, scelgo il tè visto che il caffè agli austriaci non riesce così bene. Per la cronaca è un vagone austriaco quindi pulito, ben tenuto e sicuro, nessuno che apre e chiude ogni 5 minuti il portellone per vedere se c'è posto, nessun controllore che ti viene a rompere le balle alle 2 di notte per controllarti il biglietto visto che lo consegni appena sali e te lo riconsegnano quando ti portano la colazione al mattino.
E' giorno, apro gli occhi e un bel visetto, due occhi azzurri e capelli biondi fanno capolino dal letto al 2° piano. Due ragazze austriache che ritornano a casa dopo una vacanza a Venezia. Arriva la colazione, la giornata è iniziata bene, speriamo che continui. Arrivo a Vienna in perfetto orario, come l'anno scorso, una volta superato il confine, i macchinisti hanno recuperato il tempo perduto in Italia. Scendo dal vagone e mentre mi appresto a raggiungere l'uscita, provo ad inviare un messaggio a casa per far sapere che sono arrivato ma non riesco a spedirlo c'è qualche problema sulla linea. Raggiungo di buona lena il Wombast Hostel che si trova a neanche 500 metri dalla stazione Westbahnhof, mi registro e gentilmente la ragazza dell'entrata mi dice che posso appoggiare lo zaino nel magazzino bagagli in attesa della registrazione che sarebbe avvenuta dopo le 14. La prima valutazione dell'ostello è ottima da subito hai la sensazione di stare in un posto confortevole, ben attrezzato e organizzato, sulla sinistra tre divani circondano un tavolino mentre sul muro capeggia un televisore che trasmette i programmi olimpici di Eurosport. Più avanti, dopo il tavolo da biliardo ed accanto al magazzino bagagli, ci sono due tavolini con 10 stazioni internet. Ne approfitto per scrivere a Domenico del mio arrivo visto che del cellulare non sene parla. Visto che ci vorranno almeno 5 ore prima di poter accedere alla camera, inizio il mio ruolo da turista; discendo la Mariahilfer Strasse costellato di negozi, supero il quartiere dei musei, l'Hofburg con il suo parco e mi dirigo verso Kartnerstrasse alla ricerca del punto informativo per ritirare la Vienna card. In Albertina Platz un ragazzo in costume mi avvicina proponendomi la possibilità di assistere ad un concerto di musica classica che prevede brani di Mozart e Strauss. Gli chiedo informazioni per il giorno dopo e mi "supplica" di poter parlare all'ombra visto che sotto il sole l'indumento che indossava non era proprio il massimo. Lo spettacolo sembra interessante così accetto di spendere 36 € (invece di 46 €). Mi ringrazia (e vorrei vedere...) e mi indirizza verso il punto informativo per turisti. Riprendo il mio cammino e dopo aver recuperato la Carta continuo passeggiando per Annagasse, Johannegasse e Himmelpforgasse. Visito un paio di chiese (Kapuzinerchirche, Annachirche) e intanto si fa mezzogiorno. Cerco refrigerio all'ombra per poter pranzare, panini portati da casa, da domani si va a caccia di ristoranti. Dopo la sosta, atto necessario per tappare il buco allo stomaco, riparto per Stephansplatz dove si erge nella sua imponenza il maestoso duomo. E' uno dei più splendidi esempi di arte gotica, diciamo che fa molto Tim Burton. Se lo andrete a visitare sappiate che c'è la possibilità di utilizzare l'audio guida. Continuando il mio girovagare giungo in Michaelerplatz, qualche foto di rito e poi un salto al parco per una pennichella ristoratrice, una rinfresca ai piedi in una fontana e via verso Stephansplatz dove, prima di prendere la metro, assisto ad un tristissimo spettacolo di 7 o 8 nativi indiani che si misurano in balli tribali secondo le loro usanze raccontando (almeno così penso di aver intuito) la loro storia. Supero agevolmente il Graben e prendo la metro fino a Westbahnhof per il rientro alla base. Ritiro la chiave elettronica e mi avvio verso la stanza 211, faccio una buona doccia, preparo il letto, mi cambio per un breve giro serale. Rientro all'ostello dirigendomi nel bar dove mi bevo una birra (la prima è offerta) e un cocktail. L'atmosfera è di quelle da festa, basta guardarsi in giro per capire fin da subito che ogni sera qua c'è di che spassarsela senza dover andare troppo in giro per la città, ma stasera sono troppo stanco per provare inebrianti sedute alcoliche e festose per cui me ne vado a dormire.

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