giovedì 22 maggio 2008

LA GUERRA E’ PACE, LA LIBERTA’ E’ SCHIAVITU’, L’IGNORANZA E’ FORZA

Ci sono film che si incastonano nel cuore come gemme rare, altri che ti rimangono negli occhi per la vita. Ci sono canzoni che riempiono le giornate e che riassumono i momenti salienti della nostra esistenza. Ma sono i libri che ti garantiscono le emozioni e le fantasie più belle perché, dalle parole sputate dalle penne degli scrittori, hai la possibilità di creare un mondo tutto tuo, di leggere e apprendere storie, fatti, situazioni, vere o di fantasia, e di elaborarle visivamente a tuo piacimento come se fossi un regista. Poi, in alcuni casi, arriva la trasposizione cinematografica e cominci a chiederti come sarà, varrà la pena di essere visto, sei curioso di sapere chi sarà il regista per farti un'idea del possibile risultato finale, gli attori ecc... Così rielabori nuovamente tutto, rileggi il libro, magari trovi una nuova chiave di lettura più efficace, e allora aspetti le prime foto, il primo trailer e così via. Tante volte il solo nome del regista basta a farti scattare la scintilla giusta o il campanello d'allarme. E alla fine arriva il film. Nella maggior parte dei casi la delusione è forte, tutto è completamente diverso da come te l'eri immaginato, ed è per questo che ho quasi rinunciato a vedere al cinema film tratti da libri che ho letto e amato (ultimo in ordine cronologico "Il cacciatore di aquiloni"), salvo poi recuperarli al primo passaggio televisivo. Di una cosa sono certovedersi prima il film e poi leggersi il libro non delude mai. E' a questo punto che arrivo al perché del titolo. Chi conosce George Orwell saprà sicuramente che lo slogan è tratto dal suo capolavoro (nonché il mio libro preferito) "1984". Ieri sera, dopo essermelo scaricato, ho guardato la versione diretta da Michael Radford nel (indovinate un pò...) 1984. Giudizio finale? Descrivere la delusione provata è difficile ma penso che ognuno nella sua vita abbia provato una sensazione del genere per cui non mi dilungherò anzi, per chi lo avesse letto e amato come me, consiglio di vedere "Brazil" del genio Terry Gilliam che, nonostante non vi prenda spunto, riesce ad immortalare al meglio la visionarietà del libro il tutto unito dall'istinto immaginifico del regista fino a creare un capolavoro. Così vi lascio con uno dei dialoghi più inquietanti e riusciti partoriti dalla mente di Orwell:

[...]

"Winston, come fa un uomo a esercitare il potere su un altro uomo?"
Winston riflettè: "Facendolo soffrire" rispose.

"Bravo, facendolo soffrire. Non è sufficiente che ci obbedisca. Se non soffre, come facciamo a essere certi che non obbedisca alla nostra volontà ma alla sua? Potere vuol dire infliggere dolore ed umiliazione. Potere vuol dire ridurre la mente altrui in pezzi che poi rimetteremo insieme nella forma che più ci parrà opportuna. Cominci a intravedere, adesso il mondo che stiamo costruendo? È esattamente l’opposto di quelle stupide utopie edonistiche immaginate dai riformatori del passato. Un mondo fatto di paura e tradimento, di tormento, un mondo nel quale si calpesta e si viene calpestati, un mondo che nel perfezionarsi diventerà sempre più spietato. Progresso, nel nostro mondo, significherà progredire verso una sofferenza più grande. Le antiche civiltà sostenevano di essere fondate sull’amore e sulla giustizia, la nostra è fondata sull’odio. Le sole emozioni destinate ad esistere nel nostro mondo saranno la paura, la collera, l’esaltazione e l’umiliazione. Tutto il resto lo distruggeremo. Tutto. Già stiamo smantellando quelle abitudini mentali che erano un retaggio della Rivoluzione. Abbiamo infranto ogni legame fra genitori e figli, uomo e uomo, uomo e donna. Oggi nessuno più ha il coraggio di fidarsi di una moglie, di un bambino o di un amico, ma in futuro non ci saranno né mogli né amici. I bambini saranno tolti alle madri all’atto della nascita, così come si tolgono le uova a una gallina. L’istinto sessuale verrà sradicato. La procreazione sarà una formalità annuale, come il rinnovo di una tessera per il razionamento. Aboliremo l’orgasmo. I nostri neurologi ci stanno già lavorando. Non ci sarà forma alcuna di lealtà, a eccezione della lealtà verso il Partito. Non ci sarà forma alcuna di amore, a eccezione dell’amore per il Grande Fratello. Non ci sarà alcuna forma di riso, a eccezione della risata di trionfo sul nemico sconfitto. Non ci sarà alcuna forma di arte, di letteratura, di scienza. Quando avremo raggiunto l’onnipotenza, non avremo più bisogno della scienza. Non ci sarà differenza tra il bello e il brutto. Non ci sarà curiosità, né la gioia del processo vitale. Tutti gli altri piaceri che potrebbero mettere a repentaglio un simile progetto saranno distrutti. Ma ci sarà sempre, sempre – e tu non lo dimenticare, Winston – l’ebbrezza del potere, che diventerà sempre più forte e raffinata. Ci sarà sempre, in ogni momento, il fremito della vittoria, la sensazione di calpestare un nemico inerme. Se vuoi un’immagine del futuro, pensa a uno stivale che calpesti un volto umano in eterno" [...]

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